RI–EPILOGO
L'esperienza della prima parte del viaggio ci ha portati, in "Epilogo", a desiderare per la vita intellettuale una semplice residenza di campagna, dotata di un giardino.
Le visite presso le comunità di vita contemplativa, il villaggio ai margini del deserto e l'Eremo nella foresta, ci confermano in questa preferenza e ci offrono alcune indicazioni da tenere in considerazione.
Che il silenzio, condizione necessaria, richiede una certa misura di solitudine. Per questo i luoghi della vita contemplativa sono luoghi isolati, incuneati nella natura.
Che una vita intellettuale in comunità, nella struttura di un villaggio in campagna o nel bosco, è possibile con due condizioni fondamentali: le singole abitazioni, ciascuna dotata di giardino, sono convenientemente separate, e un saggio regolamento di condominio viene condiviso e strettamente rispettato. La seconda condizione è più importante.
Nella casa del piccolo borgo sui Colli Euganei e poi nella torre sulla montagna del Périgord siamo stati ricevuti con generosa cortesia. Possiamo riconoscere che queste ultime esperienze ci offrono ulteriore conferma delle precedenti deduzioni. Entrambe le dimore ben soddisfano i requisiti ideali.
Da questi incontri con i filosofi riportiamo inoltre la consapevolezza di avere guadagnato in profondità nella nostra riflessione. I due pensatori ci parlano della vita come esperienza intellettuale, e della vita intellettuale ciascuno ci parla secondo l'attitudine personale. Per Petrarca essa conduce a un vero e proprio sentimento di familiarità con gli autori di ogni epoca. Per Montaigne essa è la fonte di quel vero piacere che è il primo obiettivo della nostra ricerca. Per entrambi essa richiede silenzio e solitudine. A questo proposito i due scrittori concordemente ci offrono una nuova importante avvertenza.
Che la solitudine richiede equilibrio interiore: uno spirito inquieto in nessun luogo riuscirà a concedersi una piena esperienza intellettuale.
Ma d'altra parte è chiaro che, pure ammettendo tutte le premesse e le ulteriori avvertenze, la dimora ideale, sia essa casolare oppure torre o diversa soluzione immobiliare, rimane comunque fuori della portata del filosofo che vive in noi stessi, se egli non è provvisto di un capitale adeguato.