VIVARIUM – il primo scriptorium

VI sec. d.C.

Il monastero fondato da Cassiodoro 1 si trovava nelle vicinanze di Scolacium, odierna Squillace 2, affacciata sul Mar Ionio. Si trovava all'interno di una ampia proprietà di famiglia, digradante verso il mare. Il nome Vivarium deriva dalle vasche per la pescicoltura che erano state scavate nelle rocce al livello del mare. Nelle vicinanze scendeva un fiumicello di nome Apellena, oggi Alessi. A un livello più alto sulla costa erano una chiesetta, intitolata a San Martino, e un monastero adiacente. Qui era il luogo della vita cenobitica e dello scriptorium. Ancora più in alto, sulla sommità, un ricovero, chiamato Castello, era il luogo per la vita eremitica.

codice delle Istituzioni di Cassiodoro (Bamberga, Baviera, Biblioteca di Stato)

Cassiodoro descrive il monastero di Vivarium in un'opera dedicata ai monaci, della quale parleremo, e l'immagine qui sopra, tratta da un codice di fine VIII secolo, rappresenta schematicamente la descrizione. Nella foto all'inizio vediamo quanto rimane della antica costruzione, e possiamo apprezzare lo splendido orizzonte marino che si offriva alla vista dei beati monaci. Confrontando con il disegno medievale, possiamo verificare che gli alberelli ai lati del monastero sono rimasti al loro posto.

Al termine della sua carriera politica, al servizio dei sovrani Goti 3, Cassiodoro decise di ritirarsi in questo luogo appartato e ameno, confortato da una viva fede cristiana, forse per sfuggire allo stato di anarchia generale in cui versava la vita civile e per realizzare il suo progetto di salvaguardia e trasmissione della cultura, che comprendeva la cultura classica greca e romana insieme con la cultura del Cristianesimo.

Nel VI secolo l'Impero Romano di Occidente non esiste più. L'Italia è dominata dagli Ostrogoti, e il loro re Teodorico, che è stato educato a Costantinopoli, si proclama Re dei Goti e dei Romani. L'Impero Romano di Oriente è retto da Giustiniano, e si considera erede di Roma anche nel territorio italiano. In seguito alla sconfitta dei Goti comincia nella seconda metà del secolo la discesa dei Longobardi, e la guerra contro i Romani di Oriente continuerà a lungo. 

I monasteri in Italia e in Europa

Il monachesimo ha origine dal bisogno individuale di esistere come monade, di sottrarsi alla vita sociale, in un momento di crisi della civiltà. Nell'Italia non più romana il monachesimo cristiano, nato nel Vicino Oriente, trova nuovo vigore a partire dal VI secolo, con l'opera di San Benedetto nei recessi di Subiaco e poi sulla cima del Montecassino, dove nel 529 costruisce la grande abbazia. Poi nel 544 Cassiodoro fonda il monastero chiamato Vivarium, e lì introduce nella vita monastica la cultura, quella classica con quella cristiana. Da questi primi esempi partirà il grande sviluppo della civiltà monastica in Europa 4. Le regole della vita monastica, inizialmente più severe ma nel tempo gradualmente alleggerite, hanno rappresentato un punto di riferimento, a partire dal Medioevo, non solo per i monaci ma per la più ampia comunità dei credenti. A proposito della vita spirituale e intellettuale ascoltiamo le voci dei padri fondatori.

Dalla Regola di Benedetto

San Benedetto ha disegnato una regola di vita fondata sulla preghiera e sul lavoro. I monaci debbono sostentarsi autonomamente, e con il frutto del loro lavoro debbono praticare la carità. La vita spirituale nel monastero è regolata da alcuni principi che avrebbero ancora oggi una validità più generale, non limitata al popolo dei cristiani.

L'amore del silenzio. È presentato come antidoto al peccato, cioè all'errore morale, ma funziona anche contro l'errore tout court.

Facciamo come dice il profeta: "Ho detto: Custodirò le mie vie per non peccare con la lingua; ho posto un freno sulla mia bocca, non ho parlato, mi sono umiliato e ho taciuto anche su cose buone".
Se con queste parole egli dimostra che per amore del silenzio bisogna rinunciare anche ai discorsi buoni, quanto più è necessario troncare quelli sconvenienti in vista della pena riservata al peccato!
Dunque l'importanza del silenzio è tale che persino ai discepoli perfetti bisogna concedere raramente il permesso di parlare, sia pure di argomenti buoni, santi ed edificanti, perché sta scritto: "Nelle molte parole non eviterai il peccato" e altrove: "Morte e vita sono in potere della lingua".

La lettura quotidiana. Il monaco è tenuto a saper leggere, e sarà appositamente istruito se in questo non è già preparato. E quindi è tenuto ad applicarsi alla lettura della Sacra Scrittura, ogni giorno secondo ritmi stabiliti.

L'ozio è nemico dell'anima, perciò i monaci devono dedicarsi al lavoro in determinate ore e in altre, pure prestabilite, allo studio della parola di Dio. [Segue una articolata suddivisione della giornata in periodi da dedicare alla preghiera, alla lettura e al lavoro, a seconda dei vari periodi dell'anno liturgico. In particolare] In quei giorni di Quaresima ciascuno riceva un libro dalla biblioteca e lo legga ordinatamente da cima a fondo. ... Anche alla domenica si dedichino tutti allo studio della parola di Dio, a eccezione di quelli destinati ai vari servizi.

Dalle Istituzioni di Cassiodoro

Cassiodoro ha aggiunto ai precetti di Benedetto una ulteriore indicazione, quella di dedicarsi allo studio e alla conservazione, oltre che dei testi sacri e delle opere dei Padri della Chiesa, anche delle opere dei classici greci e latini, perché non andassero definitivamente perdute. Per questo compose le Istituzioni delle lettere sacre e profane (o secolari) come una guida allo studio e alla traduzione (in latino) e alla copiatura dei libri. Non si presentano come un trattato teorico, ma come una guida allo studio e come una bibliografia ragionata. Grazie a questa opera, le sue indicazioni furono accolte presso tutti gli ordini di vita monastica in Europa, e a questo dobbiamo la conservazione di tante opere dell'antichità, che in seguito per tutto il Medioevo rimasero dimenticate nelle biblioteche dei monasteri per essere poi riscoperte nell'età degli Umanisti.

Studiare la letteratura secolare. Perché anche in questi scritti si trovano i germi della sapienza spirituale.

Nel secondo libro sulle arti e discipline delle lettere liberali poche cose sarebbero da omettere; nelle quali tuttavia con minore danno si pecca se si sbaglia mantenendo salda la fede. D'altra parte tutto quanto si trovi su questi argomenti nelle divine Scritture meglio riuscirà compreso se è nota una informazione anteriore. Si sa infatti come, all'origine della sapienza spirituale, fossero disseminati giudizi su questi argomenti che in seguito i dottori delle lettere secolari attentamente trasferirono nelle loro leggi.

Il lavoro dei copisti. Memorabile è questo encomio con il quale Cassiodoro incoraggia i suoi monaci.

Tuttavia riconosco la mia preferenza per cui, di quanti possono riuscire nel lavoro fisico, più mi piacciono le opere dei copisti, se scrivono correttamente. Forse non senza ragione, perché rileggendo le divine Scritture istruiscono in modo più sano la propria mente e scrivendo diffondono ovunque i precetti del Signore. Felice proposito, lodevole zelo, predicare agli uomini con la mano, spiegare le lingue con le dita, in silenzio trasmettere ai mortali la salvezza, e con penna e inchiostro combattere contro i sotterfugi sleali del demonio. Infatti tante ferite riceve Satana quante parole del Signore scrive il copista. Restando in uno stesso luogo egli viaggia per diverse provincie mediante la diffusione della sua opera; nei luoghi santi il suo lavoro viene letto; i popoli ascoltano come convertirsi da una inclinazione perversa e servire il Signore con mente pura; egli opera a distanza dalla propria opera.

1. Flavio Magno Aurelio Cassiodoro Senatore (il cognome è Cassiodoro Senatore).

2. In località Copanello di Staletti.

3. Aveva cercato, come del resto lo sfortunato Boezio, di favorire una simbiosi culturale tra i Goti e i Romani. In particolare aveva composto una ampia Storia dei Goti, di cui ci è pervenuta una epitome, opera del goto Giordane.

4. Con la fondazione delle grandi abbazie, di Bobbio nel 612, di San Gallo (Svizzera) nel 719, di Fulda (Germania) nel 747, per citare solo alcune che furono più importanti in quanto centri di conservazione e di produzione di libri.

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